L’artista Santiago Sierra ricorda amaramente una guerra

Santiago Sierra E’ tutta qui, semplicemente qui, la performance ideata dall’artista spagnolo Santiago Sierra. Chiamare uno a uno, con il loro nome e cognome, le 312mila vittime che il conflitto siriano ha fatto tra il 15 marzo 2011 e il 31 dicembre 2016.

Una lettura quella di Santiago Sierra che attraversa i continenti e il tempo, dipanandosi in 200 ore e 43 minuti (tanto, è calcolato, serve per pronunciare tutti i nomi) in quattro città, in quattro precisi punti e giorni: al Cca – centro d’arte contemporanea di Tel-Aviv (21-23 maggio); al Mumok, Museum of Modern Art, a Vienna (23-25 maggio); alla Lisson Gallery di Londra (25-27 maggio) e al Centro Cultural Recoleta, a Buenos Aires (27-29 maggio).

A declamare i nomi delle vittime di un questo inenarrabile saranno rifugiati, immigrati di prima e seconda generazione, insegnanti e attori; tutti di madrelingua araba.

Il nome del progetto dice molto sull’essenzialità di un messaggio che non fa sconti e non ricorre a metafore, ponendoci direttamente innanzi alla realtà, si chiama “I nomi delle persone uccise nel conflitto siriano, tra il 15 marzo 2011 e al 31 dicembre 2016”. “Come contemporaneo di questo massacro sono inevitabilmente collegato ad essi “ – dice con durezza Santiago Sierra a El Pais -.

E prosegue nel suo dialogo con giudizi particolarmente duri nei confronti del nostro continente, a torto o a ragione ? ” D’altra parte, mi commuovo e mi prende una profonda vergogna per essere europeo e vedere l’infamia con cui vengono trattati coloro che fuggono dalla Siria o da qualsiasi altro disastro. Il Mediterraneo è un cimitero e l’Europa un covo di pirati “.

I nomi delle vittime sono stati registrati dal Gruppo di Ricerca sul conflitto in Siria (GICS), guidato dal professore di sociologia dell’Università di Buneos Aires  Pedro Brieger. Si teme però che il numero dei morti che il conflitto ha fatto sia superiore. L’Onu parlava a dicembre 2016 di 400mila morti, altre stime giungevano a 450mila. 


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