Giuliano Montaldo, Tutto quello che vuoi

Giuliano Montaldo,Nelle sale dal’11 Maggio c’è Tutto quello che vuoi di Francesco Bruni, con il grande Giuliano Montaldo messo a contatto con le conversazioni irritanti di quattro odierni vitelloni. Arroganti nei loro vent’anni anche se eravamo pronti ad aspettarci il peggio. La prima parte del nuovo film di Francesco Bruni, arrivato alla sua terza regia, infatti, può facilmente creare più di un problema allo spettatore frettoloso, quello ormai esausto dalla ripetitività. 

Indossa giacca, maglione, cravatta e fazzoletto di diverse sfumature bordeaux, “i vestiti li sceglie mia moglie Vera. La signora minuta ed elegante è il centro della casa – una stanza delle meraviglie piena di ricordi e cimeli – e dei pensieri di Montaldo, che continua ad aprire e chiudere i cassetti della scrivania d’epoca contaminata da un Mac Pro per tirare fuori piccoli oggetti, un pacchetto di sigarette, il taccuino su cui annota i pensieri del mattino.

Giuliano Montaldo legge: “Vera, il mio grande amore”. Il vizio del fumo e la musa d’una vita sono i tratti in comune con il poeta svaporato dall’Alzheimer che interpreta in Tutto quello che vuoi di Francesco Bruni, al Bif&st e in sala l’11 maggio. Racconta il rapporto tra l’anziano e un ventenne trasteverino assunto come badante: due quasi amici alle prese con la caccia a un tesoro della Seconda guerra mondiale.

Giuliano Montaldo: “ Qualche volta amici come Nanni Moretti, a cui voglio molto bene, la Von Trotta, il primo film di Placido, Verdone mi hanno chiesto piccole partecipazioni che ho fatto con simpatia. Poi è arrivato Francesco Bruni, che conosco da tempo, Scialla! mi era piaciuto da pazzi, mi ha detto: ho pensato solo a te per questo film.

Questo poeta senza soldi sotto tutela di una signora gentile – un’attrice che conosco bene – e l’incontro con questo ragazzo che mi riempie la casa di divertenti “bricconcelli” mi intriga assai. Ed eccomi dall’altra parte della macchina da presa”.

Nel film di Bruni è un malato di Alzheimer, la grande paura della vecchiaia è la perdita della memoria?

Giuliano Montaldo: “Sì, e l’incertezza su tante cose. Francesco mi ha raccontato di suo padre, io ho immaginato un disco del pc che si riempie troppo e sballa. Quando la mia ragazza ha visto le prime scene è rimasta sgomenta. Oddio, è più difficile fare il poeta che il rincoglionito…Bruni era rigorosissimo: quel modo di parlare antico e forbito. I ragazzi si divertono, anche se mi prendono in giro. Poi mi davano da fumare….

L’idea del film era creare un ponte generazionale.

Giuliano Montaldo: “Il ragazzo che mi sta accanto, Andrea, non solo in scena c’è stato un affetto sincero, stavamo molto insieme, bellissime le passeggiate al parco in cui cazzeggiavamo sempre. Le pause erano lunghe, la recitazione rischia di diventare meccanica, pensavo a quel che mi ha insegnato Gian Maria Volonté, “quel che dici deve sembrare tu lo stia costruendo in quel momento.


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