Avocado angelo e demone

Un meraviglioso dono di madre natura o un castigo divino? Una tendenza ormai consolidata, chiamiamola pure moda ed un certo stile di vita esotico-salutista spingerebbero a dire che l’avocado, grazie alle sue proprietà nutritive risponda decisamente alla prima affermazione, ma a ben guardare anche la seconda potrebbe rivelare una certa autenticità. E non vogliamo parlare della grande richiesta che spinge sempre più in alto il suo prezzo e nemmeno dell’impatto ambientale che il suo commercio ha sul pianeta, ma dell’allarme lanciato in questi giorni dal chirurgo plastico Simon Eccles della Royal Society of Medicine, che ha affermato ai media britannici di trattare circa quattro pazienti alla settimana presso l’ospedale di Chelsea e Westminster per ferite alla mano procurate dall’atto di tagliare un avocado a causa del coltello che scivola sul grosso nocciolo. E questo perchè, spiega il luminare: «Quando la gente lo acquista spesso non sa quanto sia maturo e come lo si debba tagliare». Secondo Eccles quindi occorrerebbe inserire sulle confezioni di avocado un’etichetta che avvisi i consumatori e che dovrebbe riportare l’immagine di un avocado, un coltello e una croce rossa. Tra le vittime illustri dell’avocado, anche l’attrice Meryl Streep, nel 2012. Vogliamo dire allora che l’avocado può fare anche male, provocando danni che un mandarino non provocherà mai?

UN AVOCADO BAR NEL CUORE DI MILANO

Di fatto il successo del frutto sudamericano non accenna a placarsi, tant’è che dopo gli “avocado bar” apertisi ad Amsterdam e a Brooklyn, a settembre dovrebbe arrivare a Milano il primo “avocado restaurant” d’Italia, dove dal primo piatto al dessert sarà possibile gustare pietanze buone al palato e super-salutari. E non a caso diciamo “super” visto che non si sta parlando di un cibo qualsiasi ma di un super-cibo con una lunga sfilata di nutrienti essenziali, grassi buoni, pochi zuccheri ecc. Il locale si chiamerà Avocadino e pur non essendo ancora aperto ha già un profilo Instagram (https://www.instagram.com/avocadino_milano) e un sito (https://www.avocadino.com). Eppure, dopo anni di pietanze a base di avocado, c’è chi ha deciso di dire no alla moda, è il locale Firedog di Londra (www.fdog.com) dove il frutto è stato messo al bando su iniziativa dei titolari, stanchi di vederselo richiesto in tutte le salse. Ma torniamo seri.

UNA QUESTIONE POLITICA

Nei mesi scorsi l’hastag #avocado diventa trend topic, dopo che il portavoce di Donald Trump Sean Spicer, lascia intendere che negli USA, dove il frutto è gettonassimo e dove giunge gran parte delle esportazioni messicane, potrebbe verificarsi un aumento dei prezzi per rimborsare i costi dell’ampliamento del famigerato muro che separa USA e Messico. I fatti seguenti smentiranno la voce, di fatto il Messico con circa il 40% della quota è il primo esportatore mondiale del cosiddetto “oro verde”. Il risultato della crescita vertiginosa della domanda estera del prodotto, stando a un rapporto dell’Instituto Nacional de Investigaciones Forestales, Agricolas y Pecuarias, ha però portato alla perdita di circa 690 ettari l’anno di foresta. Con conseguenze che nel tempo possono essere disastrose; proprio come la deforestazione che nel Sud est asiatico produce la coltivazione intensiva delle palme da olio, ma con risultati sull’opinione pubblica molto meno clamorosi.

L’AVOCADO MADE IN SICILY

Vogliamo chiudere con una nota positiva, e arriva dalla Sicilia, dove in conseguenza dei cambiamenti climatici in atto c’è chi ha deciso di coltivare avocado alle pendici dell’Etna dando vita, orami quattro anni fa, a una “rivoluzione agricola” che sta dando, letteralmente, ottimi frutti. Frutti quantificabili in 100mila chili di prodotti subtropicali all’anno. L’imprenditore si chiama Andrea Passanisi, classe 1984, e la sua azienda è la “Sicilia Avocado”. Chiamatela, se volete, resilienza.


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