Eletto il 25° Presidente della Repubblica Francese

 

Il mondo s’è risvegliato stamattina con un nuovo leder, il “salvatore” dell’Europa, Emmanuel Macron, 25° Presidente della  Repubblica Francese, ex banchiere e già ministro dell’Economia e dell’Industria nel governo Valls. 40 anni a dicembre, Macron è il più giovane inquilino dell’Eliseo, uscito trionfalmente dallo scontro col candidato di estrema destra Marine Le Pen, che ha lasciato ben al di sotto del 40 per cento.  “E’ la globalizzazione contro il nazionalismo. Il futuro rispetto al passato. L’apertura contro la chiusura”, la sintesi che di questo risultato offre stamane il Nyt. Dove se è vero che erano tanti gli elettori a voler invertire radicalmente l’indirizzo delle politiche nazionali, è innegabile che la rabbia di cui Le Pen s’è fatta portavoce, fa paura e stride con quella eredità storica e culturale di liberalismo di cui la Francia è orgogliosamente emblema. E’ per questo che un risultato meno netto, sarebbe stato considerato un fallimento.   

 

Gioisce l’Europa, che dopo Brexit e l’elezione dell’antieuropeista Trump alla Casa Bianca, avrebbe subito con l’elezione di Le Pen, il colpo fatale; ma la leder del Front Nationàl che col confronto della settimana scorsa ha per buona parte dei commentatori manifestato la sua inconstistenza politica mascherandola con l’epiteto e lo slogan, ci ha messo del suo per perdere. Macron, al contrario, ha dimostrato di essere padrone dei temi più critici che il Paese deve affrontare, questo non vuol dire cha abbia convinto tutti coloro che l’hanno eletto,  ma la competenza resta ancora più rassicurante della rabbia. Se ora sarà in grado di tradurre tale conoscenza in azione, è quello che vedremo nei prossimi mesi.

 

Quel che è certo è che l’abilità politica non gli difetta. Saggiamente s’è distaccato da Hollande rinunciando al governo in tempo ancora utile, intuendo il diffuso senso di rigetto verso i partiti tradizionali, ha rifiutato, lo scorso gennaio, di candidarsi alle primarie socialiste andando a fondare il suo movimento, “En Marche”, e posizionandolo al centro, che è sempre il miglior punto per guardare sia a destra sia sinistra, per parlare di stato sociale ma anche di imprese. 

 

Non è un caso che dalla sinistra più radicale, rappresentata dal candidato Mélenchon che al primo turno comunque ha toccato il 19 per cento, si sia rifiutata di sostenerlo. Macron dovrà fare i conti anche con questi elettori, che in città come Marsiglia, Tolosa, Lille due settimane fa sono stati la maggioranza “La mia responsabilità sarà quella di unire tutte le donne e gli uomini pronti ad affrontare le grandi sfide che ci attendono – ha detto il presidente nel suo breve discorso, ieri sera -. Combatterò con tutto le mie forze contro le divisioni che ci minacciano e che ci lacerano”. Macron è consapevole che la sua grande vittoria non ripara gli strappi consumati in Francia in questi mesi (e anni) e molto del suo futuro di presidente si giocherà a giugno, con le elezioni parlamentari, dove ha promesso di candidare esponenti del suo movimento in tutti i 577 distretti. Se e come farà non è chiaro, né si sa, al momento, quanto socialisti lo sosterranno. Di fatto si ritroverà ancora una volta a confrontarsi col Front Nàtional di Marine Le Pen che, nonostante la sonora sconfitta, gode di un consenso decisamente ampio.


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