Che è successo a Anthony Hopkins ?

Quando un attore ci piace molto, ne diventiamo ossessionati nel peggiore dei casi, o diventa quasi uno di famiglia in quelli migliori. Ci interessiamo di lui/lei, vogliamo sapere che sta facendo, se lavora, se è felice, se è fidanzato/a, se si sente amato. Insomma, ci interessiamo a questa celebrità come la conoscessimo di persona. Perché ci ha regalato grandi emozioni, ci ha fatto ridere, ci ha fatto piangere, ci ha fatto e visto crescere. Quando un artista è dotato di grande talento ci rapisce e ci fa perdere completamente il senso del tempo e dello spazio per qualche minuto.

Perciò quando qualcuno così importante per noi da cenni di qualcosa che non va, iniziamo a interrogarci su cosa stia succedendo, se è cambiato qualcosa. E’ il caso di Anthony Hopkins, attore inglese dal talento e la professionalità smisurati, uomo di grande cultura e modestia (ha persino scritto un’intera sinfonia da giovane, un waltzer) capace nel tempo di regalarci performance indimenticabili in grandissimi film come Il silenzio degli innocenti, con cui ha vinto un Oscar per il ritratto di Hannibal Lecter, The elephant man, Gli intrighi del potere e Casa Howard.

Un attore tutto d’un pezzo, d’altri tempi, teatrale ma versatile, un emblema del cinema inglese perfettamente trapiantato nella babele di Hollywood. E forse è li che col tempo ha perso la via. Recentemente ha dichiarato “Michael Bay è un genio, al pari di Spielberg e Scorsese”. Ora, una opinione la si dovrebbe rispettare sempre e Sir Hopkins ha una certa età, inoltre sta girando proprio con Bay il prossimo Transformer 5, ma questa dichiarazione poteva proprio evitarla.
Bay, considerato uno dei regista fracassoni americani meno interessanti, è un regista da blockbuster e nulla più. Non di certo ai livelli dei grandi film da cassetta di Spielberg , che sapeva e sa fare il vero cinema d’intrattenimento e figuriamoci all’autorialità del grande Scorsese.

Però ecco Hopkins sta girando Transformers 5, un film con enormi robot che spaccano tutto. Trama assente, valore artistico nullo, capitolo ennesimo. E’ non è un caso isolato. E’ membro fisso della saga supereroistica di Thor, nei panni di Odino (la prima volta venne tirato dentro dall’amico Kenneth Branagh, poteva starci ma ora siamo a 3 film), è finito nel cast di RED 2, una sorta di Mercenari over 60, era nel flop Noah, anch’esso legato ai fumetti, è finito in pessimi horror massacrati dalla critica, Premonitions e Il rito, ha preso parte a un film con Al Pacino (The conspiracy) che nel primo weekend in Inghilterra  ha incassato solo 10 sterline, un record in negativo.  Ed infine al cinema lo rivedremo a breve in un action –remake dell’omonimo tedesco- Autobahn, rivale di Ben Kingsley (un altro che ci preoccupa).

Tutti film e scelte discutibili, vuoi per genere, così lontano da lui, sia per successo al botteghino o di critica. Giusto per la serie HBO Westworld gli è andata molto bene, nonostante sia anch’essa molto strana per lui. Ha problemi col fisco? Si annoia? E’ la senilità? Vuole ringiovanirsi? Vuole solo fare un mucchio di soldi? Tutto plausibile, tuttavia ci dispiace vederlo in operazioni simili. E’ come vedere un perfetto gentiluomo, un cameriere impeccabile in mezzo a una sala in preda a bambini tutti sporchi che lanciano cibo. Ci prova a mantenere il controllo, a mantenersi perfetto ma si vede anche che stona maledettamente li dentro.

Era iniziato tutto con Beowulf e Wolfman, ma il livello è sempre più scemato. E all’orizzonte non sembra esserci un progetto d’autore per lui.
Nella speranza di rivederlo presto ai suoi alti livelli, dopo aver monetizzato per bene, gli auguriamo tutto il bene, nell’anno che lo porterà  a compierne 80 tondi.


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